domenica 27 ottobre 2013

PREGHIERE DELLA SERA

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PREGHIERE DELLA SERA.
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.  Amen.
TI ADORO, MIO DIO.Ti adoro, mio Dio, e ti amo con tutto il cuore. Ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano e conservato in questo giorno.  Perdonami il male, oggi commesso e, se qualche bene compiuto, accettalo. Custodiscimi nel riposo e liberami dai pericoli. La tua grazia sia sempre con me e con tutti i miei cari. Amen.

PADRE NOSTRO.
Padre nostro, che sei nei cieli sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

AVE MARIA.
Ave o Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu si benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

GLORIA AL PADRE.
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

ATTO DI DOLORE
ball10.gif (123 byte) Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi e molto più perché ho offeso te, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo col tuo santo aiuto di non offenderti mai più e fuggire le occasioni prossime di peccato. Signore, misericordia, perdonami.
ball10.gif (123 byte) Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli, che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni, per mia e colpa, mia colpa, mia grandissima colpa. E supplico la beata sempre vergine Maria, gli Angeli, i Santi e voi, fratelli di  pregare per me il Signore Dio nostro.GESÙ, GIUSEPPE E MARIA
Gesù, Giuseppe e Maria, vi dono il cuore e l'anima mia. Gesù, Giuseppe e Maria, assistetemi nell'ultima mia agonia. Gesù, Giuseppe e Maria, spiri in pace con voi l'anima mia.
L'ETERNO RIPOSO
L'eterno riposo dona loro, o Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. Riposino in pace. Amen.

AL TERMINE DEL GIORNO
Al termine del giorno, o sommo Creatore, vegliaci nel riposo con amore di Padre. Dona salute al corpo e fervore allo spirito, la tua luce rischiari le ombre della notte. Nel sonno delle membra resti fedele il cuore, e al ritorno dell'alba intoni la tua lode.

VISITA, 0 PADREVisita, o Padre, la nostra casa e tieni lontano le insidie del nemico; vengano i santi angeli a custodirci nella pace, e la tua benedizione rimanga sempre con noi. Amen.

ALL'ANGELO CUSTODEO Angelo Santo, che per infinita bontà di Dio sei chiamato a custodirmi, assistimi nei bisogni, consolami nelle mie afflizioni, difendimi dai nemici, allontanami dalle occasioni di peccato, fa' che io sia docile obbediente alle tue ispirazioni, proteggimi particolarmente nell'ora della mia morte, e non mi abbandonare fino a che non mi abbia guidato al mio celeste soggiorno in Paradiso. Amen.

ANGELO DI DIO.
Angelo di Dio, che sei il mio custode, illuminami, custodiscimi, reggi e governa me che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.  Amen.

persecuzione in Africa

Chiesa in Nigeria, dopo un attentato
Nel settembre del 2012, in occasione di un convegno organizzato presso l’università di El Jadida, in Marocco, il Cesnur, Centro Studi sulle Nuove Religioni, diretto dal sociologo Massimo Introvigne, ha presentato una ricerca intitolata “La religione in un contesto globalizzato”. Uno dei risultati più rilevanti emersi è la forte diffusione del cristianesimo in Africa, cresciuto fino a diventare la prima religione superando ampiamente l’islam. In termini percentuali i cristiani rappresentano infatti oggi il 46,53% della popolazione africana e gli islamici il 40,46; il cristianesimo è la prima religione in 31 paesi e l’islam in 21. Secondo il Cesnur, inoltre, al ritmo attuale, entro dieci anni i cristiani in Africa sfioreranno il 50% e costituiranno il maggiore blocco continentale all’interno del cristianesimo, precedendo Europa e America Latina. Si comprende meglio la portata storica di questo sviluppo considerando che nel 1900, quando nel continente abitavano circa 133 milioni di persone, i cristiani erano in tutto dieci milioni mentre nel 2012 sono diventati quasi 500 milioni su una popolazione di circa un miliardo.
«Sono dati ancora poco conosciuti – spiegava Massimo Introvigne commentando la ricerca – ma hanno un grande significato storico, culturale e politico. Ormai ci sono più cristiani praticanti in Africa che in Europa. Alla lunga questo cambierà non solo l’Africa, ma anche il cristianesimo».
«Non tutti, naturalmente, sono contenti di questi sviluppi – aveva aggiunto – un certo ultra-fondamentalismo islamico considera scandaloso il fatto che in Africa ci siano più cristiani che musulmani e dunque perseguita e uccide i cristiani in paesi come la Nigeria, il Mali, la Somalia e il Kenya. Gli ultra-fondamentalisti pensano che oggi la battaglia decisiva per sapere se il mondo sarà musulmano o cristiano si combatta in Africa. E che l’islam sta perdendo. Per questo reagiscono con le bombe».
Queste ultime considerazioni di Introvigne si sono purtroppo dimostrate drammaticamente giuste. Nell’anno trascorso le persecuzioni e le violenze contro i cristiani in Africa si sono moltiplicate estendendosi a paesi in precedenza considerati sicuri. Lo conferma la World Watch List, l’elenco dei 50 paesi in cui si verificano le più gravi persecuzioni nei confronti dei cristiani pubblicato ogni anno da Open Doors Usa, l’organizzazione non governativa internazionale che da quasi 60 anni aiuta e sostiene i cristiani perseguitati nel mondo. 18 dei 50 stati elencati nel 2013 sono africani, tre dei quali – Somalia, Mali ed Eritrea – figurano tra le prime dieci posizioni.
È da notare che è la prima volta che il Mali entra nella World Watch List, “conquistando” subito la settima posizione in seguito al conflitto che, a partire da 2012 e per circa un anno, ha consegnato il Nord del paese nelle mani di alcuni gruppi islamisti legati ad Al Qaeda. Altri quattro stati, situati, come il Mali, nell’Africa Sub-Sahariana, compaiono nella lista per la prima volta: Tanzania, Kenya, Uganda e Niger. Complessivamente, inoltre, sono almeno otto i paesi africani in cui le persecuzioni e le violenze contro i cristiani si sono intensificate.
Questo fa dire a Open Doors Usa che «l’Africa, dove il cristianesimo si è maggiormente diffuso nel corso dell’ultimo secolo, oggi è la regione del mondo in cui l’oppressione dei cristiani si diffonde più rapidamente».
Uno degli aspetti più allarmanti della situazione creatasi negli ultimi anni nel continente è dato dal fatto che gli Islamici ultra-fondamentalisti si sono moltiplicati e radicati non soltanto nei paesi in prevalenza abitati da Musulmani, ma anche in alcuni stati a larga maggioranza cristiana dove hanno messo a segno diversi attentati a sacerdoti, chiese e strutture frequentate da cristiani. I paesi maggiormente colpiti nell’ultimo anno sono stati il Kenya e il Tanzania.
Resta inoltre fuori dall’elenco stilato da Open Doors Usa la Repubblica Centrafricana che, dopo il colpo di stato che nel marzo del 2013 ha rovesciato il presidente François Bozize, ha assistito a un crescendo di violenze nei confronti dei cristiani ad opera di Seleka, l’alleanza di partiti autrice del golpe, che ha accolto nelle sue file numerosissimi miliziani islamici provenienti dal Ciad e dal Sudan.
Un ulteriore fattore di rischio per i cristiani africani deriva dall’impegno dei tanti religiosi e laici che denunciano malgoverno, corruzione, abusi di regime, violazioni dei diritti umani commesse dai governi: una scelta che in Africa può costare la vita. È il caso dello Zimbabwe dove Aiuto alla Chiesa che soffre ha raccolto numerose denunce di arresti arbitrari di sacerdoti e suore e di minacce ad essi rivolte. Vescovi, sacerdoti e altri religiosi pagano così la loro determinazione a difendere i diritti della popolazione più povera ed emarginata. Anonima per motivi di sicurezza, data la situazione, è la testimonianza di un vescovo, raccolta nel gennaio del 2012 da Aiuto alla Chiesa che soffre: «In alcune parti dello Zimbabwe assistiamo all’inizio di una vera e propria persecuzione della Chiesa, specialmente dove i cristiani rifiutano di farsi cooptare dallo Zanu-Pf, il partito al potere».
Paradigma della situazione dei cristiani africani resta comunque la Nigeria dove i cristiani sotto attacco resistono alla pressione di Boko Haram, il gruppo terrorista che per primo ha incominciato ad attaccare chiese e fedeli, senza fermarsi davanti alle ricorrenze più sacre, anzi approfittandone per colpire più duramente.

La famiglia di Paglia non è quella di Müller

Monsignor Gerhard Ludwig Muller
La copia dell'Osservatore Romano di mercoledì non deve essere finita sulla scrivania di monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia e già vescovo di Terni. In quell'edizione dell'organo ufficiale della Santa Sede, il giornale del Papa, c'erano due lunghe e dense pagine firmate dal prefetto della congregazione per la dottrina della fede, Gerhard Ludwig Müller, in cui si fissavano paletti robusti e precisi su matrimonio, divorziati, famiglia. L'Osservatore Romano presentava il documento come "contributo" in vista del Sinodo sulla pastorale della famiglia annunciato e convocato da Francesco per l'autunno del 2014.

Eppure, a leggere la dotta lezione di Müller, quelle parole sembravano ben di più che un semplice contributo: era dottrina, chiara e netta, emessa da quello che un tempo era il Sant'Uffizio. Vincoli ben determinati su ciò che è ammesso e ciò che è contrario alla volontà di Dio. Su ciò che è nella disponibilità dell'uomo e ciò che non è più nel suo libero arbitrio. Non a caso, nei settori progressisti più allergici ai recinti dottrinali e tutto ciò che sa di depositum fidei, è già partita la campagna per fare del testo del prefetto tedesco niente di più che un parere personale. Due le strategie: o derubricare il documento a piccola dichiarazione da allegare al kit dei padri sinodali, o non dare a esso troppa pubblicità.
Che delle parole di Müller si possa fare a meno, sembra convinto anche monsignor Paglia, che sul tema è intervenuto con un'intervista concessa venerdì ad Avvenire. Da parte sua nessuna lezione di teologia sacramentale, naturalmente. Semplicemente, un copia-incolla del lessico più usato da Francesco, nel maldestro tentativo di far proprie le immagini lanciate da Bergoglio che tanto piacciono e sono di moda – in curia è tempo di nomine, e il titolare del Pontificio consiglio per la famiglia non è stato ancora confermato.

Mons. Paglia parla di "ferite" da curare (ecco l'ospedale da campo che torna), invoca "semplicità, trasparenza, stile accogliente e linguaggio di immediata comprensione". Spera che attorno a queste parole d'ordine si sviluppi la discussione sinodale. E questo perché "si tratta con tutta evidenza di un'urgenza assoluta non solo dal punto di vista pastorale, ma anche sociale, culturale, politico". Ma Paglia va oltre, e siccome a bordo di un aereo e parlando a braccio il Pontefice aveva detto che del problema dei divorziati risposati bisognava discutere, l'ex vescovo di Terni tenta la fuga in avanti e arriva a dire che "la nostra attenzione deve essere rivolta a tutte le famiglie, e dico davvero a tutte, senza esclusioni di sorta".
Su cosa intenda per "tutte", è più chiaro qualche riga dopo: "La famiglia è la cosa più bella del mondo". E lo sguardo della chiesa "deve comprendere e accogliere persone separate, divorziati non risposati e divorziati risposati, persone chiedono di verificare la nullità del loro matrimonio, conviventi". Una sfida che il prelato definisce "globale", ma d'altronde, "cosa c'è di più globale della famiglia?". Famiglia, che, dice Paglia, "è la cosa più bella del mondo". Parla di misericordia, l'ex vescovo di Terni, come se la misericordia fosse una specie di colpo di spugna che cancella ogni cosa.

Ma anche qui, a chiarire come stiano le cose per la dottrina cattolica, è intervenuto Müller: "Attraverso quello che oggettivamente suona come un falso richiamo alla misericordia si incorre nel rischio della banalizzazione dell’immagine stessa di Dio, secondo la quale Dio non potrebbe far altro che perdonare. Al mistero di Dio appartengono, oltre alla misericordia, anche la santità e la giustizia; se si nascondono questi attributi di Dio e non si prende sul serio la realtà del peccato, non si può nemmeno mediare alle persone la sua misericordia".

E la famiglia è una sola, e risponde alla chiamata di Dio che si concretizza – per citare il Papa ad Assisi – nella "vocazione a formare di due, maschio e femmina, una sola carne, una sola vita". Il prefetto custode della fede recepisce l'indicazione di Bergoglio e la amplia, irrobustendola di teologia: "Il matrimonio è inteso come una completa comunione corporale e spirituale di vita e di amore tra uomo e donna, che si donano e si accolgono l’un l’altro in quanto persone. Attraverso l’atto personale e libero del reciproco consenso viene fondata per diritto divino un’istituzione stabile, ordinata al bene dei coniugi e della prole, e non dipendente dall’arbitrio dell’uomo: questa intima unione, in quanto mutua donazione di due persone, come pure il bene dei figli, esigono la piena fedeltà dei coniugi e ne reclamano l’indissolubile unità".
E' chiaro mons. Muller, anche nel chiarire che neppure il pentimento può consentire ai divorziati risposati l'accostamento ai sacramenti. La Chiesa cattolica non è la Chiesa ortodossa, e la prassi della "seconda possibilità", pure citata nell'intervista aerea dello scorso luglio direttamente da Papa Francesco, non è possibile: "Questa prassi non è coerente con la volontà di Dio, chiaramente espressa dalle parole di Gesù sulla indissolubilità del matrimonio, e ciò  rappresenta certamente una questione ecumenica da non sottovalutare". Insomma, non c'è molto da discutere. Se questa è la volontà di Dio, dice Müller, non si può innovare né inventare alcunché.
Una linea che tutti (a cominciare dai responsabili di curia in materia) dovrebbero seguire e osservare. Ma mons. Paglia, sempre su Avvenire, non ci sta e dice che "non abbiamo bisogno di nuovi interventi normativi, ma di freschezza e di gioia". I vescovi, aggiunge, "avranno senz'altro l'opportunità di approfondire le questioni dottrinali più urgenti, ma l'urgenza è un'altra: "Accogliere e ascoltare le famiglie così come sono, tutte le famiglie, nella complessità delle varie situazioni". Il motivo lo spiega lo stesso prelato: "La pastorale familiare deve essere profondamente ridefinita in un'ottica di semplicità e di immediatezza. Dobbiamo essere sempre più in grado di parlare a tutti, con un linguaggio capace di coniugare verità e misericordia". Insomma, per il presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, basta paletti e vincoli fastidiosi: più che dottrina, servono freschezza e gioia.
Oltre al testo di Müller, evidentemente, non aveva letto in anticipo neppure il testo che il Papa avrebbe letto venerdì a mezzogiorno davanti alla plenaria dell'organismo presieduto proprio da Paglia: "La famiglia  – chiariva Francesco – si fonda sul matrimonio. Attraverso un atto d’amore libero e fedele, gli sposi cristiani testimoniano che il matrimonio, in quanto sacramento, è la base su cui si fonda la famiglia e rende più solida l’unione dei coniugi e il loro reciproco donarsi. Il matrimonio è come se fosse un primo sacramento dell’umano, ove la persona scopre se stessa, si auto-comprende in relazione agli altri e in relazione all’amore che è capace di ricevere e di dare".

CORONCINA

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Padre NostroPadre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Ave MariaAve Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen
Credo
Io credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente; di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.
O Sangue e Acqua ,che scaturisti dal Cuore di Gesù come sorgente di misericordia per noi,confido in Te
Per chi non ha mai recitato il rosario e non capisce bene come deve essere recitata la coroncina alla Divina Misericordia segua lo schema qui sotto tutto di seguito e ricordi di meditare la dolorosa passione di Gesù:
Segno della croce
1 volta Padre nostro
1 volta Ave Maria
1 volta il Credo Apostolico
di seguito:
1 volta :Eterno Padre, io Ti offro il Corpo e il Sangue, l'Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio, Nostro Signore Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero.
e
10 volte di seguito : Per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero.
1 volta :Eterno Padre, io Ti offro il Corpo e il Sangue, l'Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio, Nostro Signore Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero.
e
10 volte di seguito : Per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero.
1 volta :Eterno Padre, io Ti offro il Corpo e il Sangue, l'Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio, Nostro Signore Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero.
e
10 volte di seguito : Per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero.
1 volta :Eterno Padre, io Ti offro il Corpo e il Sangue, l'Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio, Nostro Signore Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero.
e
10 volte di seguito : Per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero.
1 volta :Eterno Padre, io Ti offro il Corpo e il Sangue, l'Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio, Nostro Signore Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero.
e
10 volte di seguito : Per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero.

quindi alla fine si ripete 3 volte:
Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi e del mondo intero.
1 volta
O Sangue e Acqua ,che scaturisti dal Cuore di Gesù come sorgente di misericordia per noi,confido in Te
Amen. Segno della croce

ANGELUS

V. Angelus Domini nuntiavit Mariae;
R. Et concepit de Spiritu Sancto.

Ave Maria, gratia plena, Dominus tecum. Benedicta tu in mulieribus, et benedictus fructus ventris tui, Iesus. Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis peccatoribus, nunc, et in hora mortis nostrae. Amen.

V.
Ecce ancilla Domini.
R. Fiat mihi secundum verbum tuum.

Ave Maria, gratia plena, Dominus tecum. Benedicta tu in mulieribus, et benedictus fructus ventris tui, Iesus. Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis peccatoribus, nunc, et in hora mortis nostrae. Amen.

V.
Et Verbum caro factum est.
R. Et habitavit in nobis.

Ave Maria, gratia plena, Dominus tecum. Benedicta tu in mulieribus, et benedictus fructus ventris tui, Iesus. Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis peccatoribus, nunc, et in hora mortis nostrae. Amen.

V.
Ora pro nobis, sancta Dei Genetrix.
R. Ut digni efficiamur promissionibus Christi.
Oremus:
Gratiam tuam, quaesumus, Domine, mentibus nostris infunde; ut qui, Angelo nuntiante, Christi Filii tui incarnationem cognovimus, per passionem eius et crucem, ad resurrectionis gloriam perducamur. Per eundem Christum Dominum nostrum.
R. Amen.


V. L’Angelo del Signore portò l’annunzio a Maria;
R. Ed ella concepì per opera dello Spirito Santo.

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne, e benedetto è il frutto del seno tuo, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

V.
Eccomi, sono la serva del Signore.
R. Si compia in me la tua parola.

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne, e benedetto è il frutto del seno tuo, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

V.
E il Verbo si fece carne.
R. E venne ad abitare in mezzo a noi.

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne, e benedetto è il frutto del seno tuo, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

V.
Prega per noi, santa Madre di Dio.
R. Perché siamo fatti degni delle promesse di Cristo.
Preghiamo:
Infondi nel nostro spirito la Tua grazia, o Padre: Tu che all’annuncio dell’Angelo ci hai rivelato l’Incarnazione del Tuo Figlio, per la Sua Passione e la Sua Croce guidaci alla gloria della Risurrezione. Per Cristo nostro Signore.
R. Amen.

Il Papa alle famiglie: rimanete unite a Gesù, perché se non c'è l'amore non c'è la gioia

Il Papa alle famiglie: rimanete unite a Gesù, perché se non c'è l'amore non c'è la gioia



Gli sposi “pregano insieme e con la comunità” perché “hanno bisogno dell’aiuto di Gesù” “per accogliersi l’un l’altro ogni giorno, e perdonarsi ogni giorno”. Lo ha ricordato Papa Francesco nel discorso alle migliaia di famiglie provenienti da oltre 70 paesi del mondo, che hanno affollato Piazza San Pietro nel pomeriggio di questo 26 ottobre per il Pellegrinaggio alla tomba di San Pietro nell’Anno della fede. In tutto circa 100mila i presenti fra genitori, bambini e nonni. Il servizio di Debora Donnini: RealAudioMP3

Questa piazza “vi abbraccia: siamo un solo popolo, con un’anima sola, convocati dal Signore che ci ama e ci sostiene”. Papa Francesco rivolge le sue parole piene di calore ad una Piazza San Pietro colorata da una distesa di palloncini, festante, gremita da migliaia di famiglie: neonati in carrozzina, bambini di ogni età, genitori, nonni, ci sono anche bisnonni, riuniti per ascoltare le parole del Papa e per la Professione di Fede. Papa Francesco arriva sul Sagrato mano nella mano con dieci bambini e subito scherza con loro affettuosamente, chiedendogli se sanno farsi il segno della Croce. “Famiglia, vivi la gioia della fede” è il tema del Pellegrinaggio e il Papa si sofferma proprio sul modo in cui sperimentare questa gioia nella famiglia, oggi. Papa Francesco conosce le difficoltà che le famiglie vivono. “La vita spesso è faticosa”, “lavorare è fatica”, “ma – ricorda il Papa – quello che pesa di più nella vita è la mancanza di amore”; “pesano certi silenzi, a volte anche in famiglia, fra marito e moglie, fra genitori e figli”. Il Papa pensa anche agli anziani soli e alle famiglie che non sono aiutate a sostenere chi in casa ha bisogno di cure speciali. A tutte le famiglie Papa Francesco ricorda le parole di Gesù: “Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi”. “Il Signore conosce le nostre fatiche" e i pesi della nostra vita, dice, ma anche il nostro profondo desiderio di trovare la gioia del ristoro:

“Gesù ha detto: 'La vostra gioia sia piena'. Gesù vuole che la nostra gioia sia piena! Lo ha detto agli apostoli e lo ripete oggi a noi. Allora questa è la prima cosa che stasera voglio condividere con voi, ed è una parola di Gesù: Venite a me, famiglie di tutto il mondo - dice Gesù - e io vi darò ristoro, affinché la vostra gioia sia piena. E questa Parola di Gesù portatela a casa, portatela nel cuore, condividetela in famiglia. Ci invita ad andare da Lui per darci, per darvi e per darci a tutti la gioia”.

Papa Francesco si rifà poi al Rito del Matrimonio dove ci si promette di essere fedeli sempre “nella gioia e nel dolore”. “Come Abramo” gli sposi si mettono in cammino insieme e il Papa ricorda che proprio questo è il matrimonio: “partire e camminare insieme, mano nella mano, affidandosi alla grande mano del Signore”:

“Mano nella mano, sempre e per tutta la vita! E non fare caso a questa cultura del provvisorio, che ci taglia la vita a pezzi! Con questa fiducia nella fedeltà di Dio si affronta tutto, senza paura, con responsabilità”.

Il Papa ricorda quindi che gli sposi cristiani non sono ingenui, conoscono i problemi e i pericoli della vita. Ma non hanno paura di assumersi la loro responsabilità, davanti a Dio e alla società. Senza scappare, senza isolarsi, senza rinunciare alla missione di formare una famiglia e di mettere al mondo dei figli e “i cristiani - sottolinea - si sposano nel Sacramento perché sono consapevoli di averne bisogno!”. Papa Francesco ribadisce, quindi, quanto sia importante per gli sposi pregare insieme:

“E nel loro Matrimonio pregano insieme e con la comunità. Perché? Perché si usa fare così? No! Lo fanno perché ne hanno bisogno, per il lungo viaggio che devono fare insieme: un lungo viaggio che non è a pezzi, dura tutta la vita! E hanno bisogno dell’aiuto di Gesù, per camminare insieme con fiducia, per accogliersi l’un l’altro ogni giorno, e perdonarsi ogni giorno! E questo è importante, eh! Nelle famiglie saper perdonarsi”.

Poi ripete le tre parole-chiave che servono per portare avanti una famiglia: permesso, grazie e scusa:

“Ma sentite questo consiglio: non finire la giornata senza fare la pace. La pace si rifà ogni giorno in famiglia! Senza chiedersi scusa: 'scusatemi' ecco e si rincomincia di nuovo. Permesso, grazie, scusa! Lo diciamo insieme? Permesso, grazie e scusa! Facciamo queste tre parole in famiglia! Perdonarsi ogni giorno!”.
Sono tanti i momenti belli in famiglia: il pranzo insieme, l’uscita nel parco o in campagna, la visita ai nonni “ma – sottolinea il Papa – se manca l’amore manca la gioia, manca la festa, e l’amore ce lo dona sempre Gesù: Lui è la fonte inesauribile, e si dona a noi nell’Eucaristia”. E lì Lui “ci dà la sua Parola e il Pane della vita, perché la nostra gioia sia piena”. Quindi il Papa si sofferma sull’icona presente, che raffigura la Presentazione di Gesù al Tempio, dove si intrecciano tre generazioni: Simeone e Anna, i due anziani, rappresentano “la fede come memoria” e il Papa invita ad ascoltare i nonni che sono la saggezza di un popolo; Maria e Giuseppe sono la famiglia santificata dalla presenza di Gesù. “Rimanete sempre unite a Gesù – conclude - e portatelo a tutti con la vostra testimonianza”. E dopo la Professione di Fede, Papa Francesco saluta le famiglie durante il giro con la jeep scoperta in piazza San Pietro.

Ad intervenire durante l’incontro anche mons. Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, che ricorda come nella piazza si senta davvero la gioia della fede. “E’ il miracolo della fede che sposta le montagne di egoismo e di solitudine – dice – e ci rende costruttori di famiglie e figli di quella grande famiglia che è la Chiesa”. Mons. Paglia sottolinea anche l’importanza che le famiglie non siano sole ma si leghino fra loro in una rete di solidarietà e in particolare si rivolge alle famiglie siriane: “vi siamo vicini – afferma – vi abbracciamo forte come questa piazza abbraccia noi!”.

Prima, fin dal primo pomeriggio, alcune testimonianze su come la fede aiuti a superare le crisi e ad aprirsi all’accoglienza si sono alternate a momenti di musica. Tra queste una famiglia di Lampedusa che ha aiutato e accolto gli immigrati sbarcati sull’isola e una famiglia fuggita dalla Siria. E ancora testimonianze di famiglie in missione. Toccante anche l’esperienza della famiglia Pandolfi con 4 figli. Negli anni hanno anche accolto numerosi minori in difficoltà come la piccola Chiara che ora ha nove anni e non può vedere, sentire, parlare, muovere gli arti e oggi è in affidamento. L’abbiamo subito amata, dice Delfina:

“E’ vero che dipende in tutto e per tutto da noi, ma è diventata il motore di tutta la famiglia, perché è lei che dà a noi la forza per impegnarci a donare la nostra vita agli altri. Gaetano ed io amiamo Chiara come ciascuno dei nostri figli biologici che, in certo senso, sono anch’essi in affido perché ci sono stati affidati da Dio. Ognuno di loro ha un posto privilegiato nel nostro cuore e insieme a loro ci sentiamo figli dell’unico Padre, che è Dio”.

Durante l’incontro si sono poi potute aiutare proprio le famiglie della Siria con un sms solidale al numero 45594, grazie ad un progetto promosso dalla Caritas e dal Pontificio Consiglio per la Famiglia. Ad accompagnare l’evento, diversi gruppi musicali come il gruppo Gospel degli Hope Singer e il Piccolo Coro Antoniano. Insomma, una grande momento di festa e preghiera dove si è testimoniato che il Signore aiuta a superare le difficoltà, dà gioia e trasforma anche la sofferenza in amore.

"Il pelo nell'uovo", ombre pedofile sul festival gay

Jan Martens
“Il pelo nell’uovo” è il titolo dell’undicesima edizione del Gender Bender, festival gay-lesbico che si svolgerà dal 23 ottobre all’8 novembre a Bologna. Sul sito della manifestazione si spiega il significato del titolo: “Con buona pace dei pignoli (è nato prima l'uovo o la gallina? uomini, donne, transessuali, etero, gay, lesbiche si nasce o si diventa?), il festival saluta con vigore l'inaspettata scoperta e attende con curiosità quell'attimo in cui, dalla forma chiusa, erompe finalmente la preziosa varietà di ogni singola storia”. Daniele Del Pozzo, direttore del festival, poi aggiunge: “L’identità di genere può diventare un tema fastidioso, come un pelo nell’uovo ma noi, come sempre, l’abbiamo inteso come un’immagine di bellezza. Inoltre, l’uovo rappresenta un momento di cambiamento”.
Il festival si snoda attraverso un intenso programma composto da 25 prime teatrali, 23 film e documentari, 22 repliche di spettacoli, tre mostre, cinque party, 19 incontri, sei concerti. La manifestazione, che coinvolge 102 ospiti e 30 volontari, si avvale della collaborazione di 50 enti, sia pubblici e privati ed è finanziato dall’Unione europea.
Nel pentolone arcobaleno che gli organizzatori hanno messo sul fuoco si trovano alcuni ingredienti davvero sgraditi e non solo per palati da educande. Tralasciamo le “infinite vite di Bambi, splendida anziana transessuale” alla quale o al quale va l’augurio che la senescenza porti consiglio e fermiamoci su "La bella Rosaspina addormentata", spettacolo teatrale per i ragazzi dagli otto anni in su. Con buona pace dei fratelli Grimm autori di questa fiaba, Rosaspina svegliatasi dal lungo sonno si innamorerà di un’azzurrissima principessa. E’ una favola "dedicata alla crescita e alla scoperta di sé - si legge sul sito del teatro Testoni - al momento critico che segna il passaggio dall'infanzia all'età adulta", insomma al momento in cui, pare che ci suggeriscano gli autori, devi decidere se vuoi essere etero o omosessuale. Lei sceglie un’altra lei perché i tempi sono cambiati. Infatti mentre dormiva 100 anni il mondo ha vissuto la "Prima e seconda Guerra mondiale, gli anni '70, i Beatles, la televisione, i matrimoni gay, Facebook". Vien da dire che sarebbe stato meglio per la povera bella addormentata non svegliarsi più. “Rosaspina” si inserisce nel progetto Teatro Arcobaleno, “dedicato all'infanzia per promuovere attraverso il teatro il rispetto delle differenze”, progetto che durerà un anno intero.
Due note di commento a questo progetto “pedagogico” omosessualista in cui si carpisce la fiducia dei più piccoli per poi sedurli – non sessualmente – ma ideologicamente. Simili operazioni di rivisitazione in chiave gay dei classici per bambini lasciano la sgradevole impressione che la purezza di queste fiabe sia come stata stuprata, violata nell’intimo. La fiaba ha una sua importanza per la sua capacità di ridurre la complessità del reale a categorie morali semplici: da una parte il bene e dall’altra il male. L’efficacia di tale strumento narrativo è stato qui (ab)usato per inserire nella casellina “bene” i rapporti omosessuali, forti del fatto che i piccoli spettatori non hanno sufficienti filtri critici per giudicare da se stessi ciò che vedono e che se “un grande” gli dice che questo è buono c’è da credergli ad occhi chiusi. L’innocenza è stata violata.
Gli organizzatori del festival Gender Bender però non perseguono solo l’intento di indottrinare i bambini al credo gay, ma – se non andiamo errando - si spingono ben più in là e pare che strizzino l’occhio alla pedofilia. In cartellone infatti c’è anche lo spettacolo di danza “Lolita” tratto dal famigerato romanzo di Vladimir Nabokov, la cui interprete è una bambina di soli 11 anni. Lo spettacolo forse non andrà in scena perché la Direzione Territoriale del lavoro ha sentito puzza di pedofilia. Un comunicato della compagnia di danza infatti spiega che “la Direzione Territoriale del lavoro di Bologna, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, a cui abbiamo regolarmente depositato la richiesta di autorizzazione al lavoro minorile per Olga Bercini, l’interprete di 11 anni dello spettacolo ci ha chiesto una variazione del copione per garantire la salute fisica e salvaguardare la moralità della minore nella parte di protagonista” (variazione ritenuta inaccettabile per la compagnia che al momento ha preferito far saltare lo spettacolo). Insomma una mossa politicamente corretta per evitare lo scandalo. La compagnia però obietta che non si deve leggere nel loro spettacolo nessun accento morboso perché si tratta semplicemente di “un lavoro che riflette sull’immagine di bambini-adulti, bambini-sexy e bambini di successo che tutti i giorni i media ci propongono. Un lavoro che si interroga su cosa significhi essere bambino oggi, che modello venga loro proposto e cosa loro introiettino”. E perché allora proporlo all’interno di un festival omosessuale? E perché usare proprio la vicenda di Lolita, bambina vittima di un rapporto pedofilo e incestuoso, per parlare d’altro come la reificazione, la banalizzazione e lo sfruttamento dell’immagine dei più piccoli? Ma forse, come ammoniscono gli organizzatori della manifestazione, queste sono solo domande da pignoli moralisti.
A conferma che il tema della pedofilia è un’ombra minacciosa che grava su questo gaio festival c’è anche “Victor”, coreografia del ballerino Jan Martens dove danzano un adulto e un bambino. Così il commento sul sito del festival: “Un uomo e un bambino danno vita a un duetto di corpi. Il primo ha già percorso un lungo cammino; il secondo vuole crescere il più in fretta possibile. Il risultato è una prova di potere giocata con armi impari. A fronteggiarsi sono la grandezza e l'onestà, la forza e l'innocenza, che in fondo non desiderano altro che incontrarsi a metà strada”. Speriamo solo che il punto mediano di incontro non sia il letto dell’adulto. Qui ci pare che siamo ben oltre all' "educazione" del rispetto delle differenze e non ci sembra che così dicendo siamo andati alla ricerca del “pelo nell’uovo”.