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venerdì 23 novembre 2007
CONTRO LA DISSOLUZIONE
Contro la dissoluzioneDa un mese a questa parte la stampa voyeristica nazionale ha scatenato le sue attenzioni sul caso della studentessa inglese assassinata a Perugia la notte di Halloween.Ci sono tutti gli ingredienti per aumentare le vendite: ragazze giovani e perverse, droga, sangue, sessualità interrazziale. L’obiettivo dei media è massimizzare i profitti aumentando le vendite dopo aver stimolato la parte più bassa della curiosità popolare. Ciò è dimostrato dalle centinaia di lettere di ammiratori ricevute dall’anima nera della vicenda, l’americana Amanda Knox, che riscuote ammirazione e desiderio proprio in quanto colpevole; in maniera simile era successo per la famigerata Erika di Novi Ligure.Nessuno si spaventa né si pone il problema del baratro in cui, da troppi anni affacciati, stiamo oggi precipitando a capofitto.Il relativismo morale, l’edonismo e il nichilismo dei valori (che fino a pochi anni or sono infettavano ristrette elités di intellettuali degenerati) hanno fatto breccia, grazie a Mediaset-Costanzo-De Filippi, tra le fasce più giovani e sprovvedute della popolazione. Le false parole d’ordine, figlie del’68, che hanno imposto la teologia del politicamente corretto e del “vietato vietare!” hanno fatto il resto.Diffusione di massa e ad età sempre minore di droga, promiscuità sessuale e pornografia, la presenza di masse di extracomunitari senza storia e senza scrupoli hanno reso pane quotidiano della cronaca il sacrificio sanguinoso dei membri più deboli della società: bambini, donne, anziani.Ci vogliamo veramente salvare? Non c’è che un sistema: ritorno chiaro ai valori di “DIO PATRIA e FAMIGLIA”; fine delle sofistiche distinzioni tra droghe leggere e pesanti, tra consumo e spaccio; repressione durissima contro chiunque consumi o diffonda droga; rimpatrio immediato e forzato di ogni straniero che non sia in Italia per ragioni di lavoro utili alla nostra nazione.Al messaggio di morte proveniente da Perugia rispondiamo con una mobilitazione di quella parte sana degli Italiani che non vuole gettare la spugna.
giovedì 22 novembre 2007
CIAO CARI AMICI
CIAO CARI AMICI,
MI è DOVEROSO COME SALUTARVI E RINGRAZIARVI DI CUORE PERCHE' VEDO CHE I VOSTRI COMMENTI SONO INTERESSANTI E PURE STUZZICANTI.
INIZIO A DIRVI CHE A SAN NICANDRO GARGANICO IL COMUNE SAPETE COSA HA FATTO? HA COSTRUITO UN RESIDENCE PER GLI IMMIGRATI,HA COSTRUITO DEGLI APPARTAMENTI CHE FANNO INVIDIA. VI RENDETE CONTO? COSI CARI AMICI HO DECISO DI VEDERE COSA FA QUESTA GENTE ALLA QUALE GLI è STATA DESIGNATA UNA CASA: SONO A SPASSO NEL PAESE, BEVONO NEI BAR E DISCUTONO DI TUTTE LE PORCHERIE CHE SOLO LORO SANNO. CIOè QUESTA GENTE VA A SPASSO PERCHE' IN ITALIA NON SANNO CHE CAVOLO FARE. MI CHIEDO E CHIEDEREMO AL COMUNE DI SAN NICANDRO CON QUALI SOLDI HANNO COSTRUITO IL RESIDENCE ISLAMICO? STA GENTAIA CHI LA MANTERRà VISTO CHE NON HANNO I SOLDI PER PAGARE NEANCHE UN CAFFE'? MA QUESTE COSE GLI AMMINISTRATORI SE LI STANNO CHIEDENDO? MA SEMPRE IL POVERO CITTADINO ITALIANO DEVE MANTENERE STA GENTE! MANDIAMOLI A CASA UNA VOLTA PER TUTTE! BASTA CON QUESTO BUONISMO DEL CAVOLO MENTRE LORO CI TAGLIANO LE TESTE. MA COME CAVOLO è CHE IN AMERICA PRIMA DI ENTRARE SE PUR PER UNA VACANZA TI FANNO IMBECILLIRE PER UN VISTO TURISTICO MENTRE IN QUESTA NAZIONE DELLE BANANE PUOI ENTRARE COME VUOI E CON LA SOPRAGIUNTA TI COSTRUISCONO PURE UN APPARTAMENTO. E UNA COSA INAUDITA! CARO SINDACO DI SAN NICANDRO, LEI SI è MAI CHIESTO QUANTE SONO LE PERSONE SANNICANDRESI CHE NON HANNO DA MANGIARE? LEI HA MAI GIRATO NELLE FAMIGLIE PER SAPERE I LORO PROBLEMI? MA SA COSA SIGNIFICA FARE IL SINDACO? O LEI LO FA SOLO E SOLTANTO PER L'AMATO STIPENDIO? ALZI IL CULO DA QUELL'AMATA POLTRONA E GIRATE PER IL PAESE ,PER LE CASE ,PER I BAR MA SI ANCHE PER I CESSI E PARLATE CON LA GENTE E VEDRETE QUANTA POVERTà C'E' NEL SUO PAESE. QUELLE CASE ISLAMICHE DATELE ALLE PERSONE CHE HANNO BISOGNO VERAMENTE ,PERSONE ITALIANE AVETE CAPITO ITALIANE! BASTA CARO SINDACO SI SVEGLI PRENDA PROVVEDIMENTI E FACCIA IL SINDACO MISSIONARIO PER CAPIRE MEGLIO LE COSE ! LA SALUTO MA CU INCONTREREMO PERCHE IO HO BISOGNO DI UN APPARTAMENTO....... DEVO CAMBIARE NAZIONALITà PER CASO?
MI è DOVEROSO COME SALUTARVI E RINGRAZIARVI DI CUORE PERCHE' VEDO CHE I VOSTRI COMMENTI SONO INTERESSANTI E PURE STUZZICANTI.
INIZIO A DIRVI CHE A SAN NICANDRO GARGANICO IL COMUNE SAPETE COSA HA FATTO? HA COSTRUITO UN RESIDENCE PER GLI IMMIGRATI,HA COSTRUITO DEGLI APPARTAMENTI CHE FANNO INVIDIA. VI RENDETE CONTO? COSI CARI AMICI HO DECISO DI VEDERE COSA FA QUESTA GENTE ALLA QUALE GLI è STATA DESIGNATA UNA CASA: SONO A SPASSO NEL PAESE, BEVONO NEI BAR E DISCUTONO DI TUTTE LE PORCHERIE CHE SOLO LORO SANNO. CIOè QUESTA GENTE VA A SPASSO PERCHE' IN ITALIA NON SANNO CHE CAVOLO FARE. MI CHIEDO E CHIEDEREMO AL COMUNE DI SAN NICANDRO CON QUALI SOLDI HANNO COSTRUITO IL RESIDENCE ISLAMICO? STA GENTAIA CHI LA MANTERRà VISTO CHE NON HANNO I SOLDI PER PAGARE NEANCHE UN CAFFE'? MA QUESTE COSE GLI AMMINISTRATORI SE LI STANNO CHIEDENDO? MA SEMPRE IL POVERO CITTADINO ITALIANO DEVE MANTENERE STA GENTE! MANDIAMOLI A CASA UNA VOLTA PER TUTTE! BASTA CON QUESTO BUONISMO DEL CAVOLO MENTRE LORO CI TAGLIANO LE TESTE. MA COME CAVOLO è CHE IN AMERICA PRIMA DI ENTRARE SE PUR PER UNA VACANZA TI FANNO IMBECILLIRE PER UN VISTO TURISTICO MENTRE IN QUESTA NAZIONE DELLE BANANE PUOI ENTRARE COME VUOI E CON LA SOPRAGIUNTA TI COSTRUISCONO PURE UN APPARTAMENTO. E UNA COSA INAUDITA! CARO SINDACO DI SAN NICANDRO, LEI SI è MAI CHIESTO QUANTE SONO LE PERSONE SANNICANDRESI CHE NON HANNO DA MANGIARE? LEI HA MAI GIRATO NELLE FAMIGLIE PER SAPERE I LORO PROBLEMI? MA SA COSA SIGNIFICA FARE IL SINDACO? O LEI LO FA SOLO E SOLTANTO PER L'AMATO STIPENDIO? ALZI IL CULO DA QUELL'AMATA POLTRONA E GIRATE PER IL PAESE ,PER LE CASE ,PER I BAR MA SI ANCHE PER I CESSI E PARLATE CON LA GENTE E VEDRETE QUANTA POVERTà C'E' NEL SUO PAESE. QUELLE CASE ISLAMICHE DATELE ALLE PERSONE CHE HANNO BISOGNO VERAMENTE ,PERSONE ITALIANE AVETE CAPITO ITALIANE! BASTA CARO SINDACO SI SVEGLI PRENDA PROVVEDIMENTI E FACCIA IL SINDACO MISSIONARIO PER CAPIRE MEGLIO LE COSE ! LA SALUTO MA CU INCONTREREMO PERCHE IO HO BISOGNO DI UN APPARTAMENTO....... DEVO CAMBIARE NAZIONALITà PER CASO?
LITURGIA DOMENICALE
Solennità di Cristo Re
Dio guarda alla nostra vita come ‘un cammino verso
di Lui’.
Tutti conosciamo le difficoltà che si incontrano in
questo cammino e, per di più, in un mondo che
sempre ripete la storia di Adamo ed Eva, tentato dal
più astuto degli esseri.
Facile non capire perché viviamo, e allora si dà alla
vita un non-senso, come un pittore che, non avendo
bene appreso l’arte del dipingere, si diverte a
scarabocchiare o imbrattare una tela, alla fine
rendendola roba da buttare.
Facile affermare quanto una giovane un giorno mi
disse, con la disperazione negli occhi, specchio del
buio della sua anima: “Io non ho chiesto di nascere e
voi preti lo chiamate dono. Un dono che non capisco e
rifiuto, perché mi fa solo impazzire, al punto che lo
vorrei buttare, ma non ne ho il coraggio. È un peso
troppo grande e non ho la forza di portarlo. Ma perché
la vita deve essere un peso e non una gioia?”.
Ma è proprio così?
Sappiamo tutti, o dovremmo saperlo, che la vita non è
un peso. È una difficile lotta, sì, ma meravigliosa per
arrivare alla pienezza della felicità, come è nella
volontà di Chi ci ha fatto questo dono: il Padre.
Dio sa molto bene come, da soli, vivere sia
camminare in un pericoloso buio, quando invece si ha
bisogno di una intensa luce.
Doveva essere questo il nostro destino, un
meraviglioso stare nella Luce e nella Pace, se non ci
fosse stato, da parte dell’uomo, con il peccato
originale, il rifiuto di Dio. Un rifiuto che oggi spesso
continua...creando i danni che tutti conosciamo.
Ma la bontà del Padre non poteva, né può, lasciarci
nella insostenibile solitudine.
E ci ha donato Suo Figlio, Gesù, che venne tra noi,
come uno di noi, e da allora si è fatto così vicino a noi,
da essere ‘l’immensa Luce’ di cui abbiamo bisogno.
Per entrare nella Sua Luce la Chiesa ci propone
l’anno liturgico, ossia interpreta il tempo, ritmandolo
sulla vita di Gesù, tra di noi.
Inizia con l’attesa di Dio, chiamato tempo di Avvento;
quindi la nascita del Figlio, cioè il Natale; il tempo
della crescita, nel silenzio di Nazareth, sotto la guida
di Maria e Giuseppe; la Sua missione tra di noi per tre
anni; il compimento del Suo amore nella
crocifissione, resurrezione e ascensione, per far
posto allo Spirito Santo nella Pentecoste.
La Chiesa chiude l’anno con una solennità, il trionfo di
Dio, che è la regalità di Gesù Cristo, Re dell’universo.
E che Gesù sia realmente e sempre ‘il Sovrano di
tutto e di tutti’, lo descrive bene S. Paolo nella Lettera
ai Colossesi: “Fratelli, ringraziamo con gioia il Padre
che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei
santi nella luce. È Lui infatti che ci ha liberati dal
potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Suo
Figlio diletto, per opera del quale abbiamo la
redenzione, la remissione dei peccati. Egli è
immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni
creatura, poiché per mezzo di Lui sono state create
tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle
visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati
e Potestà. Egli è prima di tutte le cose e tutte
sussistono in Lui. Egli è anche il Capo del corpo, cioè
della Chiesa, il Principio, il Primogenito di coloro che
resuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte
le cose” (Col 1, 12-19).
E’ davvero incredibile come Dio, il Padre, ci abbia
amato e ci ami tanto, al punto da considerarci tutti,
senza eccezioni, ‘suoi tesori’, come tante volte ci
chiamavano le nostre mamme.
Difficile anche solo immaginare quanto ci voglia bene
e quanto davvero ci sia vicino, ci sostenga e ci
desideri un giorno partecipi del Suo ineffabile Regno.
I Santi, da quelli più grandi a quelli feriali, non solo
capirono questo ‘stare nel Cuore di Dio’, ma ne
facevano il senso meraviglioso dell’esistenza, fino a
dire come S. Paolo: ‘per me vivere è Cristo’. Purtroppo
noi, spesso, siamo come ‘malati di miopia spirituale’,
quella generata dalla superbia o dal vuoto di fede: una
miopia che fa della vita un vivere senza paternità,
come orfani che non sanno chi li ha generati e a chi
interessi la loro vita.
Ci riempiamo gli occhi di illusorio stupore, verso
realtà che ‘brillano’ di luce falsa: la ricchezza, la
bellezza esteriore, il piacere, la posizione sociale, il
potere, che nulla hanno a che fare con l’amore e la
gioia.
L’amore nasce nell’umiltà, che è la via per
manifestarsi, per fare posto a chi si ama, e si dona
con fedeltà.
Possiamo dunque capire perché l’evangelista Luca
esalta ‘la regalità di Cristo’, in un momento
drammatico, in cui Gesù appare nella peggiore
condizione, in cui un uomo possa essere ridotto... ma
che diventa trionfo ineguagliabile, quando
questo ‘nulla’ è stato accettato come supremo atto di
amore.
“In quel tempo, il popolo stava a vedere, i capi invece
schernivano Gesù, dicendo: Ha salvato gli altri, salvi
se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto. Anche i
soldati lo schernivano e gli si accostavano per
porgergli dell’aceto e dicevano: Se tu sei il re dei
Giudei, salva te stesso. C’era anche una scritta, sopra
il suo capo: Questi è il re dei Giudei” (Lc 23, 35-40).
Trovavano assurdo che uno, che affermava di essere
re, ‘ma non di questo mondo’, finisse nel modo più
disonorante sulla croce senza alcuna resistenza.
Dov’era la sua forza? La sua potenza?, forse, si
chiedevano. Davvero la regalità di Gesù ha nulla da
condividere con il concetto di regalità, che abbiamo
noi uomini. Noi siamo abituati a chiamare ‘grandi’
quanti nella politica, nell’economia, nella vita sociale,
sanno imporsi con ‘visibilità’, che spesso sa di voglia
di affermarsi, di stupire.
Basta assistere alle folle che ‘corrono per vedere,
sentire’ qualche divo o personaggio...
Ma spesso questa ‘potenza’ umana è tutto fuorché
amore.
Un potente è difficile anche solo da accostare!
Mentre a portata di mano, pronta ad ascoltarci, a
mettersi nei nostri panni, a rivestirsi delle nostre
tristezze, a ridarci speranza, è la persona ‘umile’, che
per la sua bontà invita ad aprire il cuore.
Un grande cristiano disse: “La superbia e il potere,
tante volte, usano i poveri per farsi strada. Solo
l’amore, facendosi povero, fa strada ai poveri”. Ed è
quello che ha fatto Gesù, ‘il Re dei re’: l’umiltà che si
annulla in croce, per darci ‘Tutto’. Viene allora da
chiedersi: ‘Come mai Gesù non è il Re della nostra
vita?’ Sulla croce Lui stesso ha dato la risposta: Non
sanno quello che fanno’.
Eppure la sete dell’uomo, oggi, lo pone in ricerca di
qualcuno che davvero lo comprenda e lo ami, pronto
ad accoglierlo, sempre, senza limiti.
Quell’inconfessato scontento di tanti, che cercano chi
possa capirli o chi seguire, come unico amore, la dice
lunga sul bisogno di incontrare Cristo, nostro Re.
Così il grande Paolo VI, quando era vescovo a Milano,
nel 1955, scriveva: “Oggi l’ansia di Cristo pervade il
mondo dei lontani, quando in essi vibra qualche
autentico movimento spirituale. L’ansia di trovare
Cristo si insinua in un mondo, avvinto dalla tecnica del
materialismo e della politica, ma che non vuole
soffocare; e quando a tratti profondamente respira,
ascolta noi, e noi, che stiamo pregando, quasi ci
segue.
O Cristo, nostro unico Mediatore, tu ci sei necessario
per venire in comunione con Dio Padre; per diventare
con te, che sei Figlio unico e Signore nostro, suoi figli
adottivi, per essere rigenerati nello Spirito Santo.
Tu ci sei necessario, o solo e vero Maestro delle verità
recondite e indispensabili della vita, per conoscere il
nostro essere e il nostro destino, la via per
conseguirlo.
Tu ci sei necessario, o Redentore nostro, per scoprire
la nostra miseria e per guarirla; per avere il concetto
del bene e del male e la speranza della santità; per
deplorare i nostri peccati e per averne il perdono.
Tu ci sei necessario, o Fratello primogenito del
genere umano, per ritrovare le ragioni vere della
fraternità fra gli uomini, i fondamenti della giustizia, i
tesori della carità, il bene sommo della pace.
Tu ci sei necessario, o grande Paziente dei nostri
dolori, per conoscere il senso della sofferenza e per
dare ad essa un valore di espiazione e di redenzione.
Tu ci sei necessario, o Vincitore della morte, per
liberarci dalla disperazione e dalla negazione e per
avere certezze che non tradiscono in eterno.
Tu ci sei necessario, o Cristo, Re, Signore, o Dio con
noi, per imparare l’amore vero, e per camminare nella
gioia e nella forza della carità, lungo il cammino della
nostra via faticosa, fino all’incontro finale con Te
amato, con Te atteso, con Te benedetto nei secoli”.
Viene allora da dire un grande Grazie a Gesù, nostro
solo Re, Colui che ha tanta cura della nostra vita,
quella vera, e vuole amore, per donare gioia.
Grazie, Gesù, mio Re.
E con la Chiesa cantiamo:
“Gesù, dolce Memoria che dai la vera gioia del cuore
ma più del miele e di ogni cosa dolce è la tua
Presenza. Niente si canta di più soave, nulla si ode di
più lieto, nulla si pensa di più dolce che Gesù, Figlio
di Dio. Gesù, Speranza per chi si converte, quale
misericordia per chi ti invoca!
Quale bontà per chi ti cerca, che sarai per chi ti trova?
Non vi è lingua capace di narrare, né parola in grado
di esprimere. Chi ne fa esperienza può credere cosa
sia amare Gesù.
Gesù, sii la nostra Guida, tu che sei il Premio che ci
attende.
Sia in Te la nostra gloria. Sempre!”.
Dio guarda alla nostra vita come ‘un cammino verso
di Lui’.
Tutti conosciamo le difficoltà che si incontrano in
questo cammino e, per di più, in un mondo che
sempre ripete la storia di Adamo ed Eva, tentato dal
più astuto degli esseri.
Facile non capire perché viviamo, e allora si dà alla
vita un non-senso, come un pittore che, non avendo
bene appreso l’arte del dipingere, si diverte a
scarabocchiare o imbrattare una tela, alla fine
rendendola roba da buttare.
Facile affermare quanto una giovane un giorno mi
disse, con la disperazione negli occhi, specchio del
buio della sua anima: “Io non ho chiesto di nascere e
voi preti lo chiamate dono. Un dono che non capisco e
rifiuto, perché mi fa solo impazzire, al punto che lo
vorrei buttare, ma non ne ho il coraggio. È un peso
troppo grande e non ho la forza di portarlo. Ma perché
la vita deve essere un peso e non una gioia?”.
Ma è proprio così?
Sappiamo tutti, o dovremmo saperlo, che la vita non è
un peso. È una difficile lotta, sì, ma meravigliosa per
arrivare alla pienezza della felicità, come è nella
volontà di Chi ci ha fatto questo dono: il Padre.
Dio sa molto bene come, da soli, vivere sia
camminare in un pericoloso buio, quando invece si ha
bisogno di una intensa luce.
Doveva essere questo il nostro destino, un
meraviglioso stare nella Luce e nella Pace, se non ci
fosse stato, da parte dell’uomo, con il peccato
originale, il rifiuto di Dio. Un rifiuto che oggi spesso
continua...creando i danni che tutti conosciamo.
Ma la bontà del Padre non poteva, né può, lasciarci
nella insostenibile solitudine.
E ci ha donato Suo Figlio, Gesù, che venne tra noi,
come uno di noi, e da allora si è fatto così vicino a noi,
da essere ‘l’immensa Luce’ di cui abbiamo bisogno.
Per entrare nella Sua Luce la Chiesa ci propone
l’anno liturgico, ossia interpreta il tempo, ritmandolo
sulla vita di Gesù, tra di noi.
Inizia con l’attesa di Dio, chiamato tempo di Avvento;
quindi la nascita del Figlio, cioè il Natale; il tempo
della crescita, nel silenzio di Nazareth, sotto la guida
di Maria e Giuseppe; la Sua missione tra di noi per tre
anni; il compimento del Suo amore nella
crocifissione, resurrezione e ascensione, per far
posto allo Spirito Santo nella Pentecoste.
La Chiesa chiude l’anno con una solennità, il trionfo di
Dio, che è la regalità di Gesù Cristo, Re dell’universo.
E che Gesù sia realmente e sempre ‘il Sovrano di
tutto e di tutti’, lo descrive bene S. Paolo nella Lettera
ai Colossesi: “Fratelli, ringraziamo con gioia il Padre
che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei
santi nella luce. È Lui infatti che ci ha liberati dal
potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Suo
Figlio diletto, per opera del quale abbiamo la
redenzione, la remissione dei peccati. Egli è
immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni
creatura, poiché per mezzo di Lui sono state create
tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle
visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati
e Potestà. Egli è prima di tutte le cose e tutte
sussistono in Lui. Egli è anche il Capo del corpo, cioè
della Chiesa, il Principio, il Primogenito di coloro che
resuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte
le cose” (Col 1, 12-19).
E’ davvero incredibile come Dio, il Padre, ci abbia
amato e ci ami tanto, al punto da considerarci tutti,
senza eccezioni, ‘suoi tesori’, come tante volte ci
chiamavano le nostre mamme.
Difficile anche solo immaginare quanto ci voglia bene
e quanto davvero ci sia vicino, ci sostenga e ci
desideri un giorno partecipi del Suo ineffabile Regno.
I Santi, da quelli più grandi a quelli feriali, non solo
capirono questo ‘stare nel Cuore di Dio’, ma ne
facevano il senso meraviglioso dell’esistenza, fino a
dire come S. Paolo: ‘per me vivere è Cristo’. Purtroppo
noi, spesso, siamo come ‘malati di miopia spirituale’,
quella generata dalla superbia o dal vuoto di fede: una
miopia che fa della vita un vivere senza paternità,
come orfani che non sanno chi li ha generati e a chi
interessi la loro vita.
Ci riempiamo gli occhi di illusorio stupore, verso
realtà che ‘brillano’ di luce falsa: la ricchezza, la
bellezza esteriore, il piacere, la posizione sociale, il
potere, che nulla hanno a che fare con l’amore e la
gioia.
L’amore nasce nell’umiltà, che è la via per
manifestarsi, per fare posto a chi si ama, e si dona
con fedeltà.
Possiamo dunque capire perché l’evangelista Luca
esalta ‘la regalità di Cristo’, in un momento
drammatico, in cui Gesù appare nella peggiore
condizione, in cui un uomo possa essere ridotto... ma
che diventa trionfo ineguagliabile, quando
questo ‘nulla’ è stato accettato come supremo atto di
amore.
“In quel tempo, il popolo stava a vedere, i capi invece
schernivano Gesù, dicendo: Ha salvato gli altri, salvi
se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto. Anche i
soldati lo schernivano e gli si accostavano per
porgergli dell’aceto e dicevano: Se tu sei il re dei
Giudei, salva te stesso. C’era anche una scritta, sopra
il suo capo: Questi è il re dei Giudei” (Lc 23, 35-40).
Trovavano assurdo che uno, che affermava di essere
re, ‘ma non di questo mondo’, finisse nel modo più
disonorante sulla croce senza alcuna resistenza.
Dov’era la sua forza? La sua potenza?, forse, si
chiedevano. Davvero la regalità di Gesù ha nulla da
condividere con il concetto di regalità, che abbiamo
noi uomini. Noi siamo abituati a chiamare ‘grandi’
quanti nella politica, nell’economia, nella vita sociale,
sanno imporsi con ‘visibilità’, che spesso sa di voglia
di affermarsi, di stupire.
Basta assistere alle folle che ‘corrono per vedere,
sentire’ qualche divo o personaggio...
Ma spesso questa ‘potenza’ umana è tutto fuorché
amore.
Un potente è difficile anche solo da accostare!
Mentre a portata di mano, pronta ad ascoltarci, a
mettersi nei nostri panni, a rivestirsi delle nostre
tristezze, a ridarci speranza, è la persona ‘umile’, che
per la sua bontà invita ad aprire il cuore.
Un grande cristiano disse: “La superbia e il potere,
tante volte, usano i poveri per farsi strada. Solo
l’amore, facendosi povero, fa strada ai poveri”. Ed è
quello che ha fatto Gesù, ‘il Re dei re’: l’umiltà che si
annulla in croce, per darci ‘Tutto’. Viene allora da
chiedersi: ‘Come mai Gesù non è il Re della nostra
vita?’ Sulla croce Lui stesso ha dato la risposta: Non
sanno quello che fanno’.
Eppure la sete dell’uomo, oggi, lo pone in ricerca di
qualcuno che davvero lo comprenda e lo ami, pronto
ad accoglierlo, sempre, senza limiti.
Quell’inconfessato scontento di tanti, che cercano chi
possa capirli o chi seguire, come unico amore, la dice
lunga sul bisogno di incontrare Cristo, nostro Re.
Così il grande Paolo VI, quando era vescovo a Milano,
nel 1955, scriveva: “Oggi l’ansia di Cristo pervade il
mondo dei lontani, quando in essi vibra qualche
autentico movimento spirituale. L’ansia di trovare
Cristo si insinua in un mondo, avvinto dalla tecnica del
materialismo e della politica, ma che non vuole
soffocare; e quando a tratti profondamente respira,
ascolta noi, e noi, che stiamo pregando, quasi ci
segue.
O Cristo, nostro unico Mediatore, tu ci sei necessario
per venire in comunione con Dio Padre; per diventare
con te, che sei Figlio unico e Signore nostro, suoi figli
adottivi, per essere rigenerati nello Spirito Santo.
Tu ci sei necessario, o solo e vero Maestro delle verità
recondite e indispensabili della vita, per conoscere il
nostro essere e il nostro destino, la via per
conseguirlo.
Tu ci sei necessario, o Redentore nostro, per scoprire
la nostra miseria e per guarirla; per avere il concetto
del bene e del male e la speranza della santità; per
deplorare i nostri peccati e per averne il perdono.
Tu ci sei necessario, o Fratello primogenito del
genere umano, per ritrovare le ragioni vere della
fraternità fra gli uomini, i fondamenti della giustizia, i
tesori della carità, il bene sommo della pace.
Tu ci sei necessario, o grande Paziente dei nostri
dolori, per conoscere il senso della sofferenza e per
dare ad essa un valore di espiazione e di redenzione.
Tu ci sei necessario, o Vincitore della morte, per
liberarci dalla disperazione e dalla negazione e per
avere certezze che non tradiscono in eterno.
Tu ci sei necessario, o Cristo, Re, Signore, o Dio con
noi, per imparare l’amore vero, e per camminare nella
gioia e nella forza della carità, lungo il cammino della
nostra via faticosa, fino all’incontro finale con Te
amato, con Te atteso, con Te benedetto nei secoli”.
Viene allora da dire un grande Grazie a Gesù, nostro
solo Re, Colui che ha tanta cura della nostra vita,
quella vera, e vuole amore, per donare gioia.
Grazie, Gesù, mio Re.
E con la Chiesa cantiamo:
“Gesù, dolce Memoria che dai la vera gioia del cuore
ma più del miele e di ogni cosa dolce è la tua
Presenza. Niente si canta di più soave, nulla si ode di
più lieto, nulla si pensa di più dolce che Gesù, Figlio
di Dio. Gesù, Speranza per chi si converte, quale
misericordia per chi ti invoca!
Quale bontà per chi ti cerca, che sarai per chi ti trova?
Non vi è lingua capace di narrare, né parola in grado
di esprimere. Chi ne fa esperienza può credere cosa
sia amare Gesù.
Gesù, sii la nostra Guida, tu che sei il Premio che ci
attende.
Sia in Te la nostra gloria. Sempre!”.
mercoledì 21 novembre 2007
leggere per credere
Danuta Huebner, polacca, commissario Ue alle Politiche regionali, ha tenuto una conferenza stampa sul mio intervento al Parlamento Europeo in cui ho chiesto chiarezza sui fondi europei che arrivano in Italia. Danuta ha dichiarato: “Non bisogna dare un'immagine negativa dell'utilizzo dei fondi europei in Italia, visto che nella maggior parte delle regioni del sud c'è comunque un notevole progresso nella riduzione delle disparità. Abbiamo un sistema di controllo davvero molto evoluto a livello di fondo regionale, Stati membri, Commissione europea e Corte dei Conti. Quando queste irregolarità sono effettivamente individuate c'è un sistema molto ben collaudato che implica anche l'interruzione di questa erogazione. Non direi che l'Italia fa parte degli Stati membri che si scosta dalla situazione media”.
Danuta è certa di quello che dice. Le garanzie sui fondi europei le ha ricevute direttamente da Totò Cuffaro. Belin, non scherzo. Dopo averlo incontrato ha detto entusiasta: “Potrei dirle che l'impegno di tutti coloro che lavorano per garantire che non ci siano infrazioni e frodi è senz'altro evidente.”
Consiglio a “Danuta la sprovveduta” di ascoltare il discorso del magistrato Luigi De Magistris a Strasburgo e di farsi tradurre il primo articolo dell’inchiesta di Repubblica di oggi.
Voglio anche ricordarle che nel 2006 l’Italia ha ottenuto fondi illeciti dalla Ue per 318 milioni e 104 mila euro con 1.221 casi denunciati, quasi cinque volte la media europea.
Leggi l’articolo sui fondi europei.
"Vi ringrazio. Questo mi ricorda il giorno dell’audizione al CSM quando arrivai in ritardo, digiuno, e mi sottoposi a quattro ore di audizione. Adesso ho preso un tè, sperando che stavolta l'incontro duri di meno.
Ho accettato con piacere questo invito per fare una riflessione sulla mia esperienza di magistrato che si occupa delle truffe e dei reati di corruzione ed altro che ruotano intorno alla gestione della spesa pubblica, quindi dei finanziamenti pubblici.
Ovviamente, pur non potendo parlare delle indagini che ho svolto nel corso degli anni, soprattutto quelle che mi sono state illegalmente sottratte, non posso non rilevare un dato inquietante: nonostante lo strumento che ha come obiettivo quello di consentire lo sviluppo economico di regioni che ne hanno bisogno – io lavoro in Calabria, una regione ad “obiettivo 1” dove arrivano moltissimi finanziamenti europei e per la quale nel periodo 2007-2013 sono stati stanziati fondi per 9 miliardi di euro – lo sviluppo economico non c’è stato.
In taluni casi, com’è stato riscontrato da indagini molto accurate della Corte dei Conti sia dalla procura regionale che dalle sezioni giurisdizionali che esercitano anche funzione di controllo, e ancora da parte della magistratura ordinaria, si è potuto verificare danno erariale per somme non spese per ragioni di negligenza grave quindi di colpa; in tanti altri casi, anche altre procure della Repubblica calabresi hanno potuto riscontrare che si realizzavano vere e proprie truffe ai danni dell’Unione Europea. Tante altre volte ci sono state ipotesi di corruzione.
Ciò fa apparire sistemica la gestione dei finanziamenti pubblici: non si tratta di episodi, e questo è il dato a mio avviso più importante, occasionali o saltuari, truffe di singole persone, ma c’è sempre qualcosa che governa a monte la gestione complessiva della spesa pubblica.
Questo lo si ricava innanzitutto se si guardano i filoni per i quali vengono realizzati i progetti di spesa dei fondi dell’Unione Europea: non abbiamo settori particolari ma si tratta di tutti i rami per cui si dovrebbe realizzare lo sviluppo, come l’ambiente, l’informatica, la sanità, le opere pubbliche.
Come si realizza la possibilità di captare queste somme di denaro? Attraverso la costituzione di un reticolo di società organizzate secondo vere e proprie scatole cinesi, il più delle volte miste pubblico-privato.
Questo delle società miste pubblico-privato è un passaggio importante. E’ una riflessione da fare a livello istituzionale. Io la feci anche innanzi alla commissione bicamerale del Parlamento italiano sul ciclo dei rifiuti quando si affrontò proprio la problematica delle società che si occupano della gestione dei rifiuti e alla depurazione delle acque.
E’ qui che si comprende come, a monte, il sistema di gestione della spesa pubblica viene spesso governato da gruppi di persone che hanno organizzato veri e propri sodalizi criminali, composti da professionisti, imprenditori, uomini del mondo dell’economia e della politica, per realizzare più a valle un vero e proprio controllo di altri settori importanti della vita pubblica.
Quando abbiamo esaminato, nel corso di una serie di investigazioni, come venivano realizzate le compagini sociali, come venivano inseriti i soci nelle società, come si componevano i consigli di amministrazione, come si componevano i collegi dei sindaci e dei revisori dei conti, abbiamo capito che i gruppi di professionisti erano sempre gli stessi, spesso si trovavano persone legate anche in modo stretto con magistrati, con uomini appartenenti alle forze dell’ordine, con uomini delle istituzioni.
E’ chiaro che l’aspetto più inquietante è che si viene a creare anche una commistione deleteria tra controllore e controllato.
Il problema centrale è come si possa porre rimedio a tutto questo: noi abbiamo verificato in diversi casi che le persone che avrebbero dovuto controllare, perché si trovavano in ruoli vitali della regione o di altre istituzioni, a loro volta partecipavano direttamente o indirettamente nelle società che dovevano essere controllate.
E’ chiaro che per poter garantire una corretta erogazione delle somme stanziate e far sì che queste realizzino dei progetti che portino allo sviluppo economico, dovrebbe funzionare il sistema dei controlli. Non solo quelli comunitari, attraverso le strutture preposte – io ho collaborato molto e in modo proficuo, fin quando non mi hanno sottratto le indagini, con l’OLAF cioè l’ufficio antifrode – ma anche i controlli delle regioni. Ciò è spesso impossibile o molto difficile perché in tutti i procedimenti penali che abbiamo trattato le persone responsabili di alcuni reati in questa materia erano proprio persone preposte agli organi di controllo delle regioni.
Il problema diventa rilevante soprattutto se si considera che lo sviluppo economico non c’è e addirittura c’è una ricaduta di costi sulla comunità, visto che l’Italia viene condannata in sede europea a risarcire i danni.
Ciò che è ancora più inquietante è il passaggio successivo: ho spiegato cosa avviene a monte e a valle, come sono inserite le persone nelle società. Ancora più a valle, come avviene l’assunzione delle persone all’interno delle società che si aggiudicano progetti finanziati, corsi di formazione ecc… è qui che c’è un altro passaggio delicatissimo: spesso vi è un vero e proprio sistema di indicazione delle persone da assumere. Coloro che a monte governano e stabiliscono le condizioni per ottenere il finanziamento sono le stesse che indicano alle società di assumere questa o quella persona, con un’ulteriore ricaduta, e qui mi fermo, sul voto: al momento del voto accade, e in alcuni procedimenti abbiamo contestato anche il reato di voto di scambio, che viene chiesto il voto perché si è stati determinanti non solo nel far ottenere il finanziamento ma anche nell’imporre le persone da assumere.
Un’ultima considerazione sulle società miste pubblico-privato. In taluni casi abbiamo rilevato che nella parte pubblica si verifica una vera e propria lottizzazione degli incarichi, con persone che fanno parte di tutti gli schieramenti politici: in alcune società abbiamo verificato che si trovavano persone appartenenti a tutte le forze ad eccezione, forse, dell’estrema destra e dell’estrema sinistra.
Ciò che preoccupa di più non è questo, perché potrei ricevere l’obiezione, da parte di illustri persone che vedo presenti, che è un modo per rappresentare tutte le culture. E’ un vecchio discorso già fatto. Molto opinabile, ma si può fare. Ciò che preoccupa è la parte privata, perché in alcuni casi abbiamo notato che si trovano imprenditori direttamente collegati a chi si trova nella parte pubblica, settori rilevanti di organizzazioni vicine al mondo della Chiesa, personaggi politici di sinistra e di destra e si chiude il cerchio con società riconducibili alla criminalità organizzata.
Se questo è il quadro, si può comprendere che all’interno di alcune società che percepiscono ingenti finanziamenti europei, troviamo gran parte del mondo politico, una parte rilevante di professionisti che in un territorio come la Calabria non sono tantissimi, la criminalità organizzata, il controllo del mercato del lavoro e il controllo del voto.
Se questo è il quadro si devono fare delle riflessioni al di là delle indagini e pensare all’aiuto che può venire da parte delle strutture comunitarie.
Sicuramente, per la mia esperienza, posso dire che l’ufficio antifrode, quando c’è stata la necessità, ha sempre collaborato in modo significativo con l’autorità giudiziaria italiana sia nell’aspetto della cooperazione, sia attraverso Eurojust per il buon fine di determinate rogatorie." Luigi De Magistris
Danuta è certa di quello che dice. Le garanzie sui fondi europei le ha ricevute direttamente da Totò Cuffaro. Belin, non scherzo. Dopo averlo incontrato ha detto entusiasta: “Potrei dirle che l'impegno di tutti coloro che lavorano per garantire che non ci siano infrazioni e frodi è senz'altro evidente.”
Consiglio a “Danuta la sprovveduta” di ascoltare il discorso del magistrato Luigi De Magistris a Strasburgo e di farsi tradurre il primo articolo dell’inchiesta di Repubblica di oggi.
Voglio anche ricordarle che nel 2006 l’Italia ha ottenuto fondi illeciti dalla Ue per 318 milioni e 104 mila euro con 1.221 casi denunciati, quasi cinque volte la media europea.
Leggi l’articolo sui fondi europei.
"Vi ringrazio. Questo mi ricorda il giorno dell’audizione al CSM quando arrivai in ritardo, digiuno, e mi sottoposi a quattro ore di audizione. Adesso ho preso un tè, sperando che stavolta l'incontro duri di meno.
Ho accettato con piacere questo invito per fare una riflessione sulla mia esperienza di magistrato che si occupa delle truffe e dei reati di corruzione ed altro che ruotano intorno alla gestione della spesa pubblica, quindi dei finanziamenti pubblici.
Ovviamente, pur non potendo parlare delle indagini che ho svolto nel corso degli anni, soprattutto quelle che mi sono state illegalmente sottratte, non posso non rilevare un dato inquietante: nonostante lo strumento che ha come obiettivo quello di consentire lo sviluppo economico di regioni che ne hanno bisogno – io lavoro in Calabria, una regione ad “obiettivo 1” dove arrivano moltissimi finanziamenti europei e per la quale nel periodo 2007-2013 sono stati stanziati fondi per 9 miliardi di euro – lo sviluppo economico non c’è stato.
In taluni casi, com’è stato riscontrato da indagini molto accurate della Corte dei Conti sia dalla procura regionale che dalle sezioni giurisdizionali che esercitano anche funzione di controllo, e ancora da parte della magistratura ordinaria, si è potuto verificare danno erariale per somme non spese per ragioni di negligenza grave quindi di colpa; in tanti altri casi, anche altre procure della Repubblica calabresi hanno potuto riscontrare che si realizzavano vere e proprie truffe ai danni dell’Unione Europea. Tante altre volte ci sono state ipotesi di corruzione.
Ciò fa apparire sistemica la gestione dei finanziamenti pubblici: non si tratta di episodi, e questo è il dato a mio avviso più importante, occasionali o saltuari, truffe di singole persone, ma c’è sempre qualcosa che governa a monte la gestione complessiva della spesa pubblica.
Questo lo si ricava innanzitutto se si guardano i filoni per i quali vengono realizzati i progetti di spesa dei fondi dell’Unione Europea: non abbiamo settori particolari ma si tratta di tutti i rami per cui si dovrebbe realizzare lo sviluppo, come l’ambiente, l’informatica, la sanità, le opere pubbliche.
Come si realizza la possibilità di captare queste somme di denaro? Attraverso la costituzione di un reticolo di società organizzate secondo vere e proprie scatole cinesi, il più delle volte miste pubblico-privato.
Questo delle società miste pubblico-privato è un passaggio importante. E’ una riflessione da fare a livello istituzionale. Io la feci anche innanzi alla commissione bicamerale del Parlamento italiano sul ciclo dei rifiuti quando si affrontò proprio la problematica delle società che si occupano della gestione dei rifiuti e alla depurazione delle acque.
E’ qui che si comprende come, a monte, il sistema di gestione della spesa pubblica viene spesso governato da gruppi di persone che hanno organizzato veri e propri sodalizi criminali, composti da professionisti, imprenditori, uomini del mondo dell’economia e della politica, per realizzare più a valle un vero e proprio controllo di altri settori importanti della vita pubblica.
Quando abbiamo esaminato, nel corso di una serie di investigazioni, come venivano realizzate le compagini sociali, come venivano inseriti i soci nelle società, come si componevano i consigli di amministrazione, come si componevano i collegi dei sindaci e dei revisori dei conti, abbiamo capito che i gruppi di professionisti erano sempre gli stessi, spesso si trovavano persone legate anche in modo stretto con magistrati, con uomini appartenenti alle forze dell’ordine, con uomini delle istituzioni.
E’ chiaro che l’aspetto più inquietante è che si viene a creare anche una commistione deleteria tra controllore e controllato.
Il problema centrale è come si possa porre rimedio a tutto questo: noi abbiamo verificato in diversi casi che le persone che avrebbero dovuto controllare, perché si trovavano in ruoli vitali della regione o di altre istituzioni, a loro volta partecipavano direttamente o indirettamente nelle società che dovevano essere controllate.
E’ chiaro che per poter garantire una corretta erogazione delle somme stanziate e far sì che queste realizzino dei progetti che portino allo sviluppo economico, dovrebbe funzionare il sistema dei controlli. Non solo quelli comunitari, attraverso le strutture preposte – io ho collaborato molto e in modo proficuo, fin quando non mi hanno sottratto le indagini, con l’OLAF cioè l’ufficio antifrode – ma anche i controlli delle regioni. Ciò è spesso impossibile o molto difficile perché in tutti i procedimenti penali che abbiamo trattato le persone responsabili di alcuni reati in questa materia erano proprio persone preposte agli organi di controllo delle regioni.
Il problema diventa rilevante soprattutto se si considera che lo sviluppo economico non c’è e addirittura c’è una ricaduta di costi sulla comunità, visto che l’Italia viene condannata in sede europea a risarcire i danni.
Ciò che è ancora più inquietante è il passaggio successivo: ho spiegato cosa avviene a monte e a valle, come sono inserite le persone nelle società. Ancora più a valle, come avviene l’assunzione delle persone all’interno delle società che si aggiudicano progetti finanziati, corsi di formazione ecc… è qui che c’è un altro passaggio delicatissimo: spesso vi è un vero e proprio sistema di indicazione delle persone da assumere. Coloro che a monte governano e stabiliscono le condizioni per ottenere il finanziamento sono le stesse che indicano alle società di assumere questa o quella persona, con un’ulteriore ricaduta, e qui mi fermo, sul voto: al momento del voto accade, e in alcuni procedimenti abbiamo contestato anche il reato di voto di scambio, che viene chiesto il voto perché si è stati determinanti non solo nel far ottenere il finanziamento ma anche nell’imporre le persone da assumere.
Un’ultima considerazione sulle società miste pubblico-privato. In taluni casi abbiamo rilevato che nella parte pubblica si verifica una vera e propria lottizzazione degli incarichi, con persone che fanno parte di tutti gli schieramenti politici: in alcune società abbiamo verificato che si trovavano persone appartenenti a tutte le forze ad eccezione, forse, dell’estrema destra e dell’estrema sinistra.
Ciò che preoccupa di più non è questo, perché potrei ricevere l’obiezione, da parte di illustri persone che vedo presenti, che è un modo per rappresentare tutte le culture. E’ un vecchio discorso già fatto. Molto opinabile, ma si può fare. Ciò che preoccupa è la parte privata, perché in alcuni casi abbiamo notato che si trovano imprenditori direttamente collegati a chi si trova nella parte pubblica, settori rilevanti di organizzazioni vicine al mondo della Chiesa, personaggi politici di sinistra e di destra e si chiude il cerchio con società riconducibili alla criminalità organizzata.
Se questo è il quadro, si può comprendere che all’interno di alcune società che percepiscono ingenti finanziamenti europei, troviamo gran parte del mondo politico, una parte rilevante di professionisti che in un territorio come la Calabria non sono tantissimi, la criminalità organizzata, il controllo del mercato del lavoro e il controllo del voto.
Se questo è il quadro si devono fare delle riflessioni al di là delle indagini e pensare all’aiuto che può venire da parte delle strutture comunitarie.
Sicuramente, per la mia esperienza, posso dire che l’ufficio antifrode, quando c’è stata la necessità, ha sempre collaborato in modo significativo con l’autorità giudiziaria italiana sia nell’aspetto della cooperazione, sia attraverso Eurojust per il buon fine di determinate rogatorie." Luigi De Magistris
lunedì 19 novembre 2007
parliamoci chiaro
Una Politica che non ci sta facendo capire niente, tutti fondano partiti , circoli r chi più ne ha più ne metta. La Brambilla organizza circoli e dona a tutti tanta disponibilità,poi gli mandi un email e risposte non ne arrivano per niente,Spetta e spera che si avvera! E poi parla che lei è vicina ai cittadini...a quali? Ma che ci prendiamo in giro?Non sanno come distruggee Fini e gli mettono addosso le telecamere di striscia la notizia. Ma su ! Basta con queste pagliacciate! Ma una famiglia che sta morendo di fame che se ne frega di quello che è successo ieri a Milano? Pensiamo alle famiglie che hanno bisogno senza pensare a queste chiacchere. O Prodi O Berlusconi Che cambia? A voi la risposta.
politica
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domenica 18 novembre 2007
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